I bambini di strada nel mondo potrebbero essere tra i 100 ed i 150 milioni, un numero in crescente aumento difficile da quantificare perché anche se fisicamente sono molto visibili, dato che trascorrono gran parte del loro tempo in strada, sono tra le figure i più invisibili, sfuggono alle statistiche, ai censimenti, alle istituzioni, sono esclusi da programmi e politiche statali, come sottolinea una nota di Terre des Hommes. Il 12 aprile è la giornata internazionale dei bambini di strada, i padri salesiani dell’Opera Don Bosco gestiscono progetti per assisterli in diversi Paesi in tutto il mondo, hanno chiesto a Moses, 9 anni, di Nairobi, di raccontare la sua giornata. 

 

ORE 6

Mi sveglio molto presto al mattino. Di solito dormo sotto una bancarella e la luce

passa attraverso le assi che mi fanno un po’ da tetto … se mi sono addormentato da poco perché sono stato tutta la notte in giro, mi cacciano quelli che arrivano al

mercato per vendere le loro cose.

Delle volte io e i bambini della mia gang guadagnamo qualche soldo aiutandoli a

spingere i carretti e a scaricare frutta e verdura.

ORE 7

A quest’ora sono già con i miei compagni: Andrew, Joseph, Samuel, Njeri e Jemina – sono 2 bambine che si vestono da maschi (le ragazze di strada qui fanno così, così corrono meno rischi). Dormiamo tutti molti vicini. Di solito iniziamo la giornata sniffando colla dalla nostra bottiglietta di plastica. Abbiamo molta fame e la colla serve a farcela passare. Ma l’effetto dura 2 minuti, e per questo lo facciamo per tutta la giornata. Poi ci mettiamo alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti.

 

ORE 8

Sono riuscito a rubare 3 banane ad una fruttivendola. Le mangio insieme a Andrew. Abbiamo cacciato il ragazzo più grande di un’altra gang che voleva prendercela, ma ora ho male una gamba perché mi ha tirato molti calci. Spero che guarisca perché i medici non curano i bambini che vivono in strada perché non possono pagare. Molti di noi infatti sono storpi.

ORE 10

Inizio a raccogliere i rifiuti, fra un po’ li venderò a un uomo che li porterà ad un

altro ancora. Spero di trovare molto vetro, è il materiale che pagano meglio. Più

della plastica e del metallo. Non è bello rovistare in mezzo alla sporcizia, ma sono

abituato. È rischioso perché puoi farti male, ferirti, o prenderti delle brutte malattie per la sporcizia. Forse è meglio rubare, perché se scappi veloce i poliziotti e la persona a cui hai rubato qualcosa non ti prendono e non ti picchiano.

 

ORE 14

Ho venduto i rifiuti. Per prima cosa mi compro po’ di carburante per aereo da sniffare. Lo vende lo stesso calzolaio da cui compro la colla. La colla la usa anche per lavorare, il carburante invece lo compra da uno che lavora in aeroporto e poi lo rivende a tutti noi. Si usa così: ne verso un po’ su uno straccio e poi annuso fortissimo. Mi serve a dimenticarmi quanto è brutta la mia vita.

ORE 18

Ho aiutato un ragazzo più grande a rapinare un’automobilista. Siamo usciti dallo

slum e siamo andati su una grossa strada trafficata qui vicino. William si è avvicinato ad una macchina ferma al semaforo, mentre io controllavo

 che non arrivassero poliziotti. William ha minacciato quell’uomo con un grosso

machete e si è fatto dare i soldi, poi siamo scappati via di corsa. William rideva fortissimo, non so se era felice per i soldi o se per la colla che sniffa in continuazione, anche se mi ha detto che preferisce il carburante per aerei.

 

 ORE 20

Con i pochi soldi che mi ha dato William ho comprato una pannocchia arrostita da

una venditrice. La mangio seduto per terra, insieme ad altri amici. In tutto il giorno ho mangiato una banana e mezza e una pannocchia, sniffo la colla per farmi passare la fame e poi alla fine anche quando ho soldi preferisco comprare la colla invece del cibo perché non ho fame. Credo faccia molto male, i ragazzi più grandi che la usano da più tempo ormai sono ridotti molto male. Molti muoiono prima di avere 20 anni.

ORE 21

Vediamo le persone rientrare nelle baracche, sono soprattutto donne che hanno

lavorato in giro tutto il giorno. Mi manca la mia mamma, anche se non la vedo da due anni. Non poteva occuparsi di me, stava fuori tutto il giorno. Io ho iniziato a passare tutto il mio tempo in strada e ho smesso di tornare alla baracca, in uno slum qui vicino. Non so se lei mi abbia cercato, non la vedo da tanto. Spero sia viva. La mamma di Andrew è morta di HIV, qui molti muoiono così.

  

ORE 22

In strada continua ad esserci tanta gente, alcuni sono ubriachi. Qui molte persone

bevono molto. La nonna di Joseph era sempre ubriaca e lo picchiava sempre.

Beveva changaa, muratina, busaa, dei liquori che vengono fatti in casa qui nello slum e rivenduti sulla porta delle baracche. Per questo lui è scappato di casa e ora vive in strada. Sua mamma l’aveva lasciato dalla nonna e lui poi se n’è andato. Mi dispiace, però ci facciamo compagnia.

ORE 23

Molti abitanti dello slum sono nelle baracche. Sono delle casette di lamiera, con dei pezzi di plastica che servono a coprire i buchi del tetto. Hanno una o al massimo 2 stanze. Alcune hanno l’elettricità, altre no. Tutti usano poche latrine comuni, e per usarle bisogna pagare. Delle volte mi sento più libero a vivere per strada, altre che mi piacerebbe avere un rifugio e qualcuno che mi dà un carezza.

Ore 24

Vado a dormire con Joseph e Andrew. Questa volta su un’aiuola spartitraffico.

Abbiamo pensato che domattina appena svegli ci mettiamo subito a chiedere qualche soldo agli automobilisti fermi al semaforo. Speriamo che non piova o che non arrivino dei poliziotti. Speriamo che mi passi il male alla gamba per i calci presi questa mattina.

 

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