venerdì, 30/05/2014

Impronte freelance

di

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Sempre più spesso a Impronte digitali, il martedì h19 su radiocitta’fujiko, parliamo delle professioni della rete. Lavoratori digitali, o chiamateli come volete, che ad esempio si sono riuniti la settimana scorsa al Freelancecamp di Marina Romea (RA).

 

 

In un un bagno sulla spiaggia, con ingresso su prenotazione a 4,99€ consumazione inclusa (e motivante, direi), i professionisti della rete raccontano e propongono. Biljana Prijić, già nostra social media manager, è l’inviata perfetta che ha fedelmente riportato gli spunti più interessanti:

 

l’invito (per ora) senza risposta a Matteo Renzi

Silvia Toffolon  con un intervento intitolato ha spiegato come i freelance devono e possono farsi pagare meglio

Alessandra Farabegoli ha presentato un incredibile foglio di calcolo per non fallire

Elena Cattaneo, Giuliana Laurita, Anna Anelli stanno raccogliendo interviste per una ricerca su chi si ostina a resistere alla rete, cioè niente social network e vita online

Anna Turcato ha fatto una mini lezione di stile e immagine per il freelance: dalla foto profilo al primo appuntamento con il cliente

Flavio Mazzanti ha mostrato come con un po’ di SEO è possibile che cercando “lampadattisimo” su google non appaia più Carlo Conti

 

Tutto il resto nel podcast qui sotto.

 

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giovedì, 15/05/2014

Impronte di babbo e mamma

di

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Andare a chiedere alla prof con mamma e papà” è stato il primo post di Giovanna Cosenza, che come coordinatrice della laurea triennale in Scienze della Comunicazione di Bologna, ha notato che sempre più spesso gli studenti si fanno accompagnare a ricevimento da un genitore, o un genitore scrive una mail al prof. a nome del figlio.

 

Un fenomeno ancora marginale, ma sempre più diffuso. Tanto che dal primo post di Giovanna sono usciti un articolo sul Corriere della Sera, altri due sulla non italianità del fenomeno (quindi niente bamboccioni!), e sulle ricadute nel mondo del lavoro.

E ovviamente non poteva mancare il passaggio su radiocitta’fujiko, di cui sotto potete ascoltare il podcast.

 

La domanda fondamentale è perché succede? La risposta secondo Giovanna è da cercare nell’incertezza della crisi per cui “i genitori si stringono ai figli e i figli ai genitori”. La nostra prof. ci tiene a ricordare che da studiosa, non vuole e non può dare un giudizio sul fenomeno, che molti potrebbero bollare facilmente come negativo, ma le interessa registrarlo e misurarlo.

 

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lunedì, 12/05/2014

Psicopatologia spicciola del dj pretenzioso. Cap 9. L’inevitabile ritorno

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Cala il buio come ogni venerdì sera a Goddam City. Negli ultimi anni i locali si sono moltiplicati, per uno di quegli effetti inspiegabili della crisi, o forse invece spiegabilissimi. La gente in mancanza di meglio si butta sull’alcol e sulla vita notturna, non vuole pensare agli aspetti negativi e noiosi dell’esistenza. Inutile starsi a chiedere dove trovino i soldi: li trovano.

 

Intere vie costellate di vetrine aperte e illuminate, posti nuovi che spuntano a mazzi da quattro, l’aria tiepida e inebriante di maggio come adrenalina, locandine di festival e concerti affisse su tutti i muri, gente che beve dai bicchieri di plastica per strada, fuma appoggiata alle auto, feste che si accavallano, compagnie vocianti in gran tiro che transumano da una birroteca a una vineria, da un pub a un cocktail bar, da un club a un kebabbaro.

 

E musica. Musica ovunque. Musica a volume altissimo. Musica di ogni genere. Musica per quasi tutti i gusti. Un incremento inusitato di potentissimi soundsystem professionali, un proliferare mai visto prima di dj.

 

I negozi di materiale elettronico hanno visto un’impennata senza precedenti nelle vendite di attrezzatura per giramanopole: controller, microfoni, mixer, cdjs, casse amplificate, luci strobo, addirittura giradischi! Ci sono decine di nuovi dj, nomi mai sentiti prima che rimbalzano da venue a venue, da party a party, da consolle a consolle. Dj che diventano popolarissimi nel giro di un mese, dj che grazie al loro vorticoso giro di amicizie sui social network riempiono bar senza nemmeno lo sbattimento di attaccare una locandina, distribuire un flyer, fare una telefonata. Dj che escono dalle fottute pareti.

 

Se hai il dj giusto il tuo locale è pieno, la gente balla, si diverte, beve di più. Se hai il dj giusto faresti bene a tenertelo stretto, a pagarlo bene, a trattarlo coi guanti, può essere una vera benedizione per le tue casse, di questi tempi. Se hai il dj giusto sei a posto.

 

I dj migliori sono già stati opzionati tempo fa dai locali più importanti. Ormai i superstar djs di Goddam City ci mandano i loro giovani apprendisti a mischiare dischi per l’aperitivo. Loro entreranno acclamati in scena tassativamente dopo la mezzanotte, quando le platee saranno già cariche e moriranno dalla voglia di ballare le canzoni più famose. Arriveranno scortati, fra gruppi di ragazze in deliquio, accolti da salve di ultrasuoni che diverrano insopportabili appena varcheranno la soglia della postazione e indosseranno, accigliatissimi, le loro cuffie placcate in oro massiccio.

 

Fra i gruppetti di nottambuli ambulanti si aggira con passo nervoso anche una figura scura, solitaria, ricurva, si direbbe un uomo. Abbigliamento invernale, cappuccio della felpa calato a coprire il volto, mani in tasca. Schiva rapido i capannelli di ragazzi che chiacchierano fuori dai locali, ma si ferma come impietrito ogni volta che da un impianto parte un pezzo nuovo. Si blocca. Poi ha un fremito come di rabbia che trattiene a stento e gli scuote tutto il corpo. Stringe i pugni in tasca, ma questo non lo può sapere nessuno. Se qualcuno avesse l’ardire di passargli accanto lo sentirebbe ringhiare sommessamente e farfugliare sottovoce dei fonemi incomprensibili, simili a litanie antiche di qualche esotica tribù amazzonica.

 

L’uomo misterioso rallenta il passo e capta la conversazione fra due bellissime ragazze che annoiate sorseggiano mojito annacquati appena fuori da un wine-bar

 

“Certo che con tutti questi locali c’è solo l’imbarazzo della scelta eh?”
“Sì, infatti solo che la musica… forse qualcuno potrebbe osare un po’ di più. Voglio dire, tanti posti ma quasi la stessa roba ovunque, è tutto così poco originale. Sarei molto più felice e disponibile a scatenarmi davvero se ci fosse un po’ di selvaggio rock!”
“Hai ragione! Magari di quello indipendente che piace così tanto a noi giovani di oggi, sai tipo i gruppi che suonano a quel festival enorme a Barcellona o di cui scrive quella rivista americana su internet, Pitchfork!”
“Guarda, non me ne parlare, se stasera potessi ascoltare un pezzo, ma non chiedo tanto eh, che ne so, degli His Clancyness, non so cosa darei. Una volta, dicono, c’era uno qui che metteva quella musica, o una cosa del genere, così mi hanno raccontato. Pensa che bello doveva essere!”
“Sì, ne ho sentito parlare anche io una volta, ma secondo me dev’essere qualche leggenda metropolitana, tipo il coccodrillo bianco nelle fogne di New York”
“Aahaha, hai ragione, figurati se permetterebbero mai a qualcuno di mettere su un pezzo dei Cloud Nothings!”
“Ahahah, ma sei pazza? Guarda, se uno di questi dj da strapazzo mettesse una canzone del genere stasera sento che sarei anche più aperta e disponibile a incontrare qualcuno”
“Ahah, incontrare, vorrai dire limonare!”
“Ahah, che scema che sei, dai vieni qua, facciamoci un selfie e mettiamolo su Instagram, sbottona un po’ quella camicetta, su!”
“Ahahah, sìì facciamolo, sex and drugs and indie rock! Ahahah!”

 

Finito il giro dei bar il losco figuro si incammina verso casa a testa bassa. Appena entrato punta verso il frigo, lo apre, prende una birra del Lidl, si siede davanti al suo pc, si scola la lattina, apre la posta.

 

Una mail nuova nella mailbox. Magari è la sua ex moglie che chiede spiegazioni sui ritardi nel versamento degli alimenti. Magari è la solita newsletter settimanale di una delle duemila imprescindibili label svedesi specializzate in synth-pop. Magari no. La apre.

 

“Caro dj pretenzioso, siamo i gestori del beer bar SBEERRO. Scusa se ti contattiamo così in ritardo, ma siamo in stato d’emergenza: Smurg, il nostro dj resident, ha vissuto recentemente un grave e bizzarro lutto in famiglia: sua nonna è venuta a mancare (sembra abbia ingerito cibo per topi!) e del suo socio, Dj Pong, non si hanno notizie da giorni. Ci chiedevamo se potessi farci la cortesia di sostituirlo, almeno per la serata di domani, poiché con tutti i dj della città già prenotati in giro ci troviamo in grossa difficoltà e non possiamo assolutamente cancellare l’evento all’ultimo minuto. Ovviamente per il compenso potremmo al massimo offrirti qualche birra. Facci sapere”.

 

Chiude la posta elettronica, spegne il pc, si alza. Prende un’altra birra del Lidl, ma non la stappa. Va in bagno. Schiude il vetro del box doccia dove si trova seduto a terra, legato e imbavagliato, un ragazzo che si dimena e tenta di urlare, con le lacrime agli occhi.

 

“Ciao Pong, com’è andata la giornata? Ti andrebbe una birretta? Se prometti di non strillare puoi avere questa lattina bella ghiacciata. Guarda, non l’ho nemmeno aperta, non devi avere paura del veleno per topi stavolta. Lascia perdere la nonna di Smurg! Era una donna malata, l’eutanasia un tema assai dibattuto, la terza età molto sopravvalutata. Le ho fatto un favore, credimi. Allora, che ne dici, brindiamo al mio nuovo ingaggio?”

sabato, 05/04/2014

La musica liberata 5 anni dopo

di

musicaliberataLa Musica liberata è quella raccontata da Luca Castelli nel suo libro uscito nel 2009 per Arcana. Luca, giornalista della Stampa che potete leggere anche sul suo blog, ragionava su come il digitale cambia forme di produzione, vendita e consumo della musica.

 

Un libro appasionante, con molte intuizioni, perciò 5 anni dopo abbiamo voluto richiamare Luca per un’Impronta digitale su radiocitta’fujiko. Per prima cosa gli abbiamo chiesto se la musica nel 2014 è ancora “liberata” e ci ha risposto così:

In questi anni ne sono successe parecchie. Riassumendo la musica è stata un po’ reingabbiata. 5 anni fa c’erano sia lo streaming che gli smartphone, ma non erano così diffusi e usati. Sono tutti strumenti che hanno dato più potere ai produttori di musica.

Nel resto della lunga chiacchierata abbiamo parlato di molte cose: file sharing, download legali e illegali, musica indipendente, gruppi emergenti che devono starci dentro, mp3, youtube etc. Ma visto che 5 anni fa Luca aveva pronosticato il successo di Spotify, gli abbiamo chiesto un’altra previsione:

Dal punto di vista tecnologico non vedo un cambiamento di portata simile. Quello che sarà interessante è come le nuove generazioni ascolteranno la musica con app, streaming o altro, che importanza le daranno. Finora abbiamo pensato a un ascolto, se pur innovato dalla tecnologia, ma sempre simile. Ora che tutto è intrecciato, pensiamo ai social, alle colonne sonore, ai videogame, è probabile che i giovani ascolteranno e suoneranno la musica in un modo nuovo.

 

mercoledì, 19/03/2014

Impronte digitali volanti

di

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Come diversi milioni di persone in tutto il mondo, anche noi di Impronte digitali, seguiamo il mistero del MH370  della Malaysia Airlines scomparso l’8 marzo scorso. Che fine ha fatto l’aereo malese e i suoi passeggeri, è stato un incidente o attentato per oscuri motivi, i piloti sono complici o vittime, come possibile nessun radar e grande tecnologie di controllo abbia visto nulla?

 

Per rispondere a questi e altri interrogativi, abbiamo allora pensato di invitare un vero esperto su radiocitta’fujiko: Pietro Pallini, ex-pilota Alitalia (ex nel senso cassaintegrato dopo 33 anni di servizio per i motivi che sapete), oggi dedito alla diffusione della cultura aeronautica con il sito www.manualedivolo.it e l’imperdibile Allacciate le cinture (Einaudi, 2010).

 

Il comandante Pallini è stato preciso, completo, raffinato e affascinante come e meglio ci si aspetta da un professionista della nobile arte del volo. Riascoltatevi il podcast qui sotto, ma intanto riassumendo volgarmente anticipo che putroppo per Pallini la cosa più probabile è che l’aereo sia finito in mare, che un dirottamento costringendo i piloti a spegnere comunicazioni e cambiare rotta sarebbe stato molto difficile. Pallini ha poi spiegato anche come funzionano i sistemi radar e di comunicazione, quali direzioni potrebbe aver preso il volo, anche per la presenza di piste adeguate. Purtroppo non abbiamo fatto in tempo la notizia di oggi, l’ipotesi dell’incendio a bordo, ma visto che era ospite telefonico abbiamo parlato di sicurezza dei voli, del perché non si deve usare il telefono e di molto altro ancora.

 

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mercoledì, 05/03/2014

Le impronte di Pietro Scarnera

di

levi - pietro scarnera

Questa settima su radiocitta’fujiko è venuto a trovarci Pietro Scarnera, fumettista e giornalista, che ha appena pubblicato “Una stella tranquilla” (Comma22). Una biografia, anzi meglio “un ritratto sentimentale di Primo Levi”, sotto forma di graphic novel. Il titolo scelto riflette la personalità di Levi: in un suo racconto un astronomo osserva per anni una stella che improvvisamente esplode in supernova; così come Levi che dietro l’apparente calma e contegno, molto piemontesi, ribolliva fino a “spegnersi in maniera fragorosa”.

 

Pietro ci ha parlato di Levi e del libro e durante la trasmissione ha anche regalato agli ascoltatori dei wallpaper per smartphone, li trovate qui. Ovviamente in studio c’era anche Biljana Prijić, anche questa puntata è ampiamente merito suo.

 

mercoledì, 26/02/2014

Ops e molte altre impronte digitali

di

OPSVi è mai capitato di parlare con uno sviluppatore front end? Noi lo abbiamo appena fatto a Impronte digitali su radiocitta’fujiko. Andrea De Carolis è stato nostro ospite, invitato dalla nostra social media manager Biljana Prijić, e ci ha raccontato i suoi vari progetti.

 

Il primo è ops.is/cinema una app essenziale, nella forma e nella sostanza, per scegliere i film nelle sale di Bologna, Milano, Torino (per ora, ma è in espansione), senza dover sottostare a inutili banner, markette, trailer etc.

 

Poi ci siamo piacevolmente persi a chiacchierare dei Net Awards, di responsive design, della prossima apertura di un Open device lab a Bologna.

Non rimane che ascoltare tutto qui sotto nel consueto podcast.

 

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lunedì, 10/02/2014

Impronte pubblicitarie

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caroselloCon Giovanna Cosenza, sempre su radiocitta’fujiko a Impronte Digitali, stavolta parliamo di pubblicità. Ma non mettendo voti e giudizi su spot, claim e campagne, quanto spiegando come funziona.

 

Ad esempio, ecco come denunciare le pubblicità volgari o offensive attraverso lo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria). O ancora come i budget per comunicazione siano in calo e in riconfigurazione verso l’online, come giovani studenti di Comunizazione aspirino a lavorare per grandi agenzie pubblicitarie, e in cosa la politica ha preso spunto dalla pubblicità (su questo Giovanna ha scritto anche un libro).

 

Il resto nel podcast qui sotto.

 

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mercoledì, 22/01/2014

Impronte digitali povere

di

isolaAlcoa, Carbosulcis, Esodati, Fiat, Omsa, Pirelli, Teatro Valle … Un lunghissimo elenco di aziende e lavoratori colpiti dalla crisi. Lo trovate sul sito dell’Isola dei cassaintegrati. Partito per raccontare della protesta dagli operai della Vinyls di Porto Torres che occuparono il carcere dell’Asinara, ora il sito è una testata giornalistica, partner dell’Espresso che racconta il calvario dell’economia e industria italiana.

 

 

Michele Azzu, con Marco Nurra ideatore dell’Isola, è passato a radiocitta’fujiko. L’ultima campagna si chiama #Iosonopovero, giovani lavoratori o aspiranti tali raccontano con un breve testo la loro storia, la loro condizione di disagio lavorativo e umano. Oltre l’aspetto sociale, c’è anche un discorso giornalistico: Michele, Marco e la loro redazione stanno cercando di proporre un nuovo modo di affrontare questi temi, un modo più moderno e più attento rispetto ai soliti giornali e talk show.

 

 

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giovedì, 16/01/2014

Impronte digitali in e-commerce

di

libro social commerce modelli ecommerce attorno al cliente Le nuove frontiere dell’e-commerce. Gianluca Diegoli ne ha appena scritto per Apogeo in “Social Commerce“, ed è venuto a trovarci radiocittafujiko, insieme alla nostra social manager Biljana Prijic.

 

Tra tendenze, previsioni e curiosità, son venuti fuori vari consigli: le consegne degli acquisti in punti di raccolta al bar (nulla è più social di una birra), la storia dei fattorini in Cina che aspettano sotto casa che l’acquirente provi la taglia, cosa è un social object, come se la passa Groupon, come si trova un giusto equilibrio tra rischio nell’acquisto e il tempo investito nella ricerca, se fidarci o no dei suggerimenti “questo piace anche ai tuoi amici”.

E in chiusura abbiamo risposto alla fatidica domanda “alla fine, compriamo di più o di meno?”

 

Per scoprire la risposta niente di meglio che il podcast.

 

 

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mercoledì, 11/12/2013

Piccoli social network crescono

di

tapiture logoImpronte digitali alla scoperta di nuovi social network, su radiocitta’fujiko. Con Biljana Prijic, la nostra social media manager ufficiale, che ha sondato followers e amici per comporre una lista di dritte per migliorare le nostre grigie vite e anticipare tendenze future (wow).

 

Copio e incollo la scaletta della trasmissione (come avrete capito Biljana ci crede un casino), e sotto il podcast.

 

 

NewsFlash, una app che fa la rassegna stampa, come Google News, “ma meglio”. Il payoff in italiano “Tutte le ultime notizie in tempo reale.”

 

PrezziBenzina. Gli utenti inseriscono prezzi, puoi ordinare per: costo, distanza, tipo (benza/diesel/gas). Le caratteristiche interessanti sono che 1) sono gli utenti a inserire i prezzi, una roba da filantropi; 2) in collaborazione con 2 diverse associazioni di consumatori. Domande lecite e ciniche: qualcuno ha mai calcolato il costo della benzina usata per raggiungere il distributore dove costa meno? E se un distributore in incognito segnala che un concorrente ha un prezzo più alto di quello vero?

 

Tapiture, il pinterest per ometti, perché pinnare è soprattutto molto femminile. Forse più per caso che per struttura. Autodescrizione “Discover and buy (!) the best of the web. Whether it’s your favorite new meme or an awesome new shirt, Tapiture is a great place to explore the hottest stuff on the Internet.”

 

Depop: l’app/social network che unisce ebay con instagram. Non è di ieri visto che esiste da un paio d’anni, prima si chiamava Garage. Diciamolo: Depop è proprio bello, è funzionale anche perché bello. Autodescrizione “With Depop you can sell your things straight from your phone. (…) Depop is the new way to buy and sell. Open your little shop now.”

 

Quag: il social network utile basato sugli interessi e sulle domande a cui trovare risposta. “Ma Quag in cosa si differenzia da Quora o da Yahoo Answers?”: reinventare l’esistente è più facile che inventarsi qualcosa di nuovo, per risolvere problemi a cui nessuno ha ancora pensato.

 

TimeRepublik: il nuovo baratto, smart. Una banca del tempo potenzialmente mondiale. “ La piattaforma identifica circa 250 talenti, suddivisi in 12 categorie. Tra cui: baby sitter, badanti, artisti, compositori, scultori, attori, musicisti, blogger, pr, fotografi, architetti, storici, psicologi, ingegneri, istruttori di guida, elettricisti, idraulici, dog sitter, dj, wedding planner, insegnanti di yoga e tai chi, guide turistiche, autisti… ” E ancora: “Non ci si misura in base alla migliore offerta economica bensì in base alle capacità che si dimostrano di avere.”

 

Medium: è wordpress, infinitamente bello. Autopresentazione: “What sounds interesting? Follow a few collections so we can customize your reading experience.”

 

Pocket: il web in tasca, smista contenuti presi da siti, social e tutte le altre fonti possibili. “L’app più utile e bella dell’universo”.

 

giovedì, 05/12/2013

Impronte digitali primarie

di

altan-primarie-pdAbbiamo una notizia incredibile: la comunicazione politica del PD sta migliorando. Giovanna Cosenza, migliore (e imparziale) autorità in materia, ci ha spiegato il perché nell’ultima puntata di Impronte digitali su radiocitta’fujiko.

 

 

Secondo Giovanna: Cuperlo si è sgelato, Civati ha imparato a rispondere a Renzi, che rimane il più bravo anche se quel “cara Francesca” era da venditore di pentole e continua a “sbagliare target”. In generale però nessuno dei tre ha capito come comporre “uno slogan efficace e a dargli più spessore” di qualche manifesto e banner in giro.

 

 

Il confronto si è poi allargato a Grillo che “se continua così vincerà”, a Berlusconi che “perde colpi ma…” e a Letta, definito il “trattenitore”.

 

giovedì, 28/11/2013

Impronte digitali mute

di

nosferatu-murnau

 

Piccole iniziative cinematografiche crescono. L’AIRSC (Associazione italiana per le ricerche di storia del cinema), si occupa principarlmente di conservazione e divulgazione del cinema muto. Lo fa collaborando con festival e cineteche e pubblicando Imm@gine, notiziario on-line il cui primo numero sarà il prossimo 1 dicembre.

 

A Impronte digitali su radiocitta’fujiko, abbiamo approfitato dell’occasione per parlare con Denis, uno dei soci di AIRCS.

 

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giovedì, 21/11/2013

Impronte digitali azere

di

baku flaming towers

Immaginate l’Azerbaijan, la capitale Baku e le scintillanti Flaming Towers.

 

Immaginate un congresso con mille invitati d”élite: ex primi ministri di Repubbliche balcaniche, premi Nobel per la chimica degli anni ’70, cosmonauti bulgari, fondatori di storici giornali di sinistra italiani. Non un’élite di primo piano, ma personaggi con una loro importanza.

 

Immaginate che tutta questa gente, che normalmente passerebbe inosservata, a Baku sia invece trattata con il massimo dei favori: lussuosi alberghi e abbondanti cene pagate, folle che applaudono e chiedeno autografi.

 

Immaginate che sebbene a questa élite del congresso e di Baku non importa pressoché nulla, tutti passano il tempo a cazzeggiare instancabilmente sui social: postare, fotografare, taggare tutto lo sfarzo azero che hanno intorno.

 

Immaginate che Matteo Bortolini, nostro inviato sul posto, ci racconti allora come funzioni, nell’era delle tecnologie digitali e dei social network, l’autorappresentazione della potenza di uno Stato, quasi sconosciuto, non democratico, ma pieno di soldi guadagnati a suon di idrocarburi fossili.

 

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mercoledì, 13/11/2013

Impronte digitali che tornano indietro

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telefono che telefonaCi siamo divertiti ieri sera con Francesca su radiocitta’fujiko, a parlare di come alcuni oggetti tecnologici tornano indietro. Possono cioè esser ridotti alla massima semplicità. Togliendo tutto il superfluo, rimane la funzionalità base e soprattutto uno stile infinito. I fortunati possessori, noi tra pochissimo, diventano così dei semidei fichi, amirati e rispettati.occhiali 2d

 

← il telefono che telefona e basta: senza messaggi, musica, foto, mappe e compagnia, solo dei bei tastoni grandi e distanziati, sul retro si apre rubrica rigorosamente cartacea, disponibile in vari colori, ideale per la nonna

→ gli occhiali 2D, che aggirano la visione della terza dimensione, comodissimi da metter sul naso al cinema, look plasticoso e nerdoso, ideali per odia quei filmacci dove ti arrivano cose da ogni parte

 

E ovviamente abbiamo parlato anche di colloqui, quelli no, ancora la tecnologia non li ha superati.

 

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mercoledì, 06/11/2013

Impronte digitali archittettoniche

di

architecta - digitale realeCome leggetedi fianco questa settimana su radiocitta’fujiko, ci siamo imbattuti in coloro che “gestiscono la visibilità di un sito web e ne organizzano il contenuto, rendendolo accessibile e facile“.

 

 

Gli archittetti dell’informazione, gente di cui è facile capire abbiamo bisogno tutti. Tanto che “Il digitale è reale” è il titolo VII Summit di Architecta Società italiana dell’archittttura dell’informazione, il 15-16 novembre a Bologna. Sotto il podcast dell’intervista con il presidente Federico Badaloni.

 

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martedì, 05/11/2013

Nuovi obiettivi nella vita: suonare nella banda dell’Università dell’Ohio

Perchè i loro half-time show ormai sono una roba che non ci si crede. Dopo quello dell’anno scorso a tema videogiochi, stavolta ne hanno fatto uno, forse ancora migliore, a tema hollywoodiano:

 

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mercoledì, 23/10/2013

Lo zibaldone di Impronte digitali

di

Questa settimana su radiocitta’fujiko, ci siamo divertiti a fare una di quelle puntate che chiamiamo Zibaldone: un commento  di notizie di varia provenienza e attualità, come sempre virate sul “web e nuove tecnologie”. Eccone un sunto.

 

 • “La vita senza Internet è brutta” è il racconto di una vacanza cubana offline del giornalista del Post Francesco Costa

 • L’infelice lettera del Comitato di Redazione del Corriere, che lamenta la presenza di “addiritura un link” verso un’altra testata sulla home, scoperchia ancora una volta i guai del giornalismo

 • Piracydata.org pubblica ogni settimana una classifica dei film più scaricati illegalmente confrontata con la loro disponibilità legale, con tutte le polemiche del caso da parte dei Produttori cinematofrafici, ovviamente

 • Wikipedia si difende dagli utenti registrati che in realtà lavorano a pagamento per aziende che vogliono sfruttare “l’enciclopedia del sapere libero” per fare marketing

 • Tra facili ironie e facili ammirazioni abbiamo sbirciato la diretta della presentazione del nuovo portaombrelli della Apple

 

 

MP3 IMPRONTE DIGITALI – Zibaldone

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domenica, 20/10/2013

Impronte digitali @biljaic

di

internet festivalCome avranno capito i più attenti quest’anno a Impronte digitali abbiamo messo insieme qualcosa che assomiglia a una redazione. Il terzo elemento, Biljana Prijić (@biljaic), ha persino deciso di auto inviarsi all’Internet Festival, lo scorso weekend a Pisa.

 

 

E così martedì (h.19) su radiocitta’fujiko, Biljana ci ha raccontato come ha fatto parte del social media team del Festival, dell’incontro con guru del web come Bruce Strerling e Nathan Jurgenson, dell’infelice uso di ragazze in minigonna per promuovere una wifi che non funziona e del primo twitter monument.

 

MP3 IMPRONTE DIGITALI – Internet Festival

 

giovedì, 10/10/2013

Sette anni dopo

Sette anni fa portavo mio figlio, ai tempi unico, al suo primo concerto.


Scrissi la cosa sul mio blog, ai tempi vivo. Un sacco di lettori e fan degli Amari si complimentarono con me, chiedendomi addirittura se fossi interessata ad adottare qualcuno di loro.


Non ne adottai nessuno.


Gli Amari erano al loro quarto disco, se consideriamo Corporali. Quella sera suonavano al Covo. Mio figlio aveva sei anni. Andava in prima elementare e la maestra, qualche giorno dopo aver saputo del concerto, commentò: “Ah, sì, li
conosco. I Negroamari…”

 
L’altra sera ho portato mio figlio, ora diventato Figlio Numero Uno, al suo quinto concerto, sesto se consideriamo un set acustico degli Yuppie Flu ai giardini di Santa Cristina, lì in via Fondazza, eoni fa.

 
Sette anni fa, mio figlio lo portavo ai concerti che si voleva tenere sempre dietro un elmetto da vichingo, comperato in una bancarella di Piazza Navona tra i piccioni romani, quella volta che – ancora – me lo tirai dietro a Roma perché io facevo un inutile corso di minimumfax.

 
Oggi, mio figlio è lui che mi porta ai concerti e si tira dietro ettolitri di malmostosità preadolescenziale, quella roba che lo fa esprimere se va bene a monosillabi (quattro, di solito: “sì”, “no”, “boh”, “sgrunf”), e se va male in perifrasi sghembe trasudanti rabbia malcelata e ironia stronza (“Sei stato al Burger King con i tuoi compagni oggi? Hai mangiato un hamburger?” “No, guarda. Ho mangiato l’insalatina ai sette tipi di indivia cucinata da Cracco”).
Fuori c’è il diluvio, sta piovendo tutta la pioggia che non ha piovuto a settembre, un settembre bellissimo e tardoestivo, un settembre in cui io sono invecchiata e ho finito l’ultimo anno della mia terza decade, Figlio Numero Due non si è perso un giorno di parchetto e Numero Uno ha sciacquato via i suoi pomeriggi a fare skate col suo amico Andrej, armeno, parlando di donne e analisi del periodo.

 
È una domenica di ottobre, adesso, e decisamente piove. Se alla mattina ancora avevo qualche Slancio Di Gioventù, per cui il concerto era il miraggio della settimana, quello per cui valeva la pena tirar la corda e arrivare fin qui, adesso, che sono le sette di sera e per uscire di casa ho bisogno della canoa, mi è un tantino passata la voglia.

 
“Basta, non ci andiamo più” dico decisa, entrando in camera di Numero Uno.

Lui tira su gli occhi dall’iPod, mi guarda, non dice un cazzo, scuote solo la testa. Torna su Quizz Cross.

“Hai capito? Rilassati, polleggiati, non usciamo, troppa pioggia”

“Certo che sei proprio invecchiata” dice solo, mentre risponde a una domanda di scienze, e con tutta probabilità scazza, perché in scienze non va oltre il  tra il sei e il sette.

Bastardo stronzetto tredicenne, ora ti faccio vedere io.

“VESTITI! Siamo in ritardo” gli intimo. “E lavati le ascelle” che di solito funziona come dissuasore mobile incredibile e invece stavolta no, c’ha proprio voglia di uscire sotto l’amico nubifragio, arrivare a Ravenna e vedere un gruppo che i suoi compagni manco sanno chi è e quindi non potrà vantarsi proprio per un cazzo il giorno dopo a scuola.

“E comunque, non è che ti vergogni un po’ di uscire con tua madre, andare ai concerti, vedere gruppi che non sono David Guetta, cose così?”

Tira su la faccia ancora, scuote di nuovo la testa, poi va a lavarsi le ascelle.

 
Siamo in macchina, sotto chili di acqua, da qualche parte, tra la Romagna e il west. Ho già sbagliato strada tre volte, e in tutto questo tempo di abitacolo appannato Numero Uno mi ha regalato, nell’ordine, piccoli distillati di:
– Elementi di Bimbominkiaggine I e II (“Oh, l’altro giorno ho letto su facebook che uno ha fumato dodici canne in dodici minuti e dopo ha mangiato venti confezioni di canestrelli della coop e poi si è andato a fare anche un giro in centro e ha comprato un iPhone 7S. O forse 7C. Boh, non mi ricordo. Fico, però, eh?”)
– Storia del Cattivo Gusto Musicale dei primi Tredici Anni Di Vita (“Certo che maclemorefituringlosailcazzo spacca, eh?”)
– Stupidità Applicata parte I (“Ma tu la sai quella canzone che cantano tutti, quella che fa nanananaaaa”)
– Stupidità Applicata parte II (“Comunque siccome tutti la cantano, l’altro giorno l’ho cercata su youtube, cioè ho cercato “nananaaaaa”, ma sono venute fuori un migliaio di minchiate”)
– Sinossi di Furia Cavallo del West (“Ma dove cazzo stai andando? È già la quarta volta che passiamo da qua, forse è ora che ti ritirino la patente, mamma, e i concerti te li vedi su youtube”
– Teoria e Pratica di Spaccamento Di Coglioni (“Che ore sono? A che ora iniziano a suonare? E il gruppo spalla? Avrà già finito il gruppo spalla? Ho fame! Ho sete! Piove! Ma c’è inkiostro? No, perché se non c’è inkiostro io cosa faccio? Ma c’è qualcuno che conosci? Ma siamo, cioè fammi capire, siamo soli io e te, MAMMA?”
– Mutismo (“…”)

 
Siamo soli io e lui. Dalle parti di un paese che si chiama Serenase o qualcosa del genere. Abbiamo appena attraversato Osteria, perché i romagnoli, si sa, danno sti nomi del cazzo non solo ai figli ma pure ai paesi.

Al bar del corso di Serenase, gli prendo una piada. Dentro, Numero Uno si sistema su una sediolina di metallo di quelle da spiaggia, tra dodici extracomunitari e una coppietta di paese, a guardare la juve iniziata, su un megaschermo duemila pollici. Nonostante tutto, è nano. Anche sulla sediolina, mi fa questo effetto qui. Di figlio ancora piccolo, che non posso mai finire di accudire, perso in un bar di paese, a Serenase, a mangiar piada e guardare cinque minuti di juve. Beve in tre nanosecondi tutta la bottiglietta di acqua, si pulisce su una manica e dice: sono pronto.

 
Arriviamo al Bronson. Fradici, perché io ho parcheggiato la macchina in un campo di un signor contadino, in mezzo ai polli romagnoli. Incontriamo paolo, io gli dò del lei e gli chiedo “scusi dov’è il bronson” anche se ce l’ho davanti, il bronson, ma non lo riconosco, paolo, e quindi ci incontriamo così, a questi concerti improbabili, Numero Uno mi sgomita, mi chiede: chi è?, e d’ora in poi qualsiasi persona io saluti incontri e ci chiacchieri lui mi sgomita e mi urla: chi è?

Sono amici, cristo santo. Tua madre ce li potrà avere degli amici.

 
“Sediamoci qui” mi dice, indicando una sporgenza sotto alla postazione dei dj.

 
“Questo è parecchio triste” mi dice, riferendosi al tizio-solo-con-chitarra che sta cantando una cover di Please please please degli Smiths.

 
“Ma il volume rimarrà così o aumenta?”

 
“Mi vai a comprare una maglietta degli Shout Out Louds?”

 
“La ragazza-che-vende-magliette non è grassa. Sei tu che sei una femmina e anche un po’ anoressica perché bevi troppi caffè e quindi sei distorta. La ragazza è carina.”

 
“Ti ricordi che gli Amari, al mio primo concerto, mi hanno dedicato Conoscere gente?”

 
“Pensi di poter chiedere al cantante degli Shout Out Louds se mi dedica Impossible?”

 
Dopodiché si chiude in un silenzio assorto e guai a chi lo disturba.

 
Al concerto, io mi immaginavo chissà quali abbracci. Niente. Sta seduto. Fa una foto, una sola, con l’iPod. Tiene il ritmo con la testa, come se Very Loud fosse un remix di Guetta. Le conosce tutte, tranne quelle dell’ultimo disco. Che non ci piace troppo, né a me né a lui. Quindi facciamo gli snob-quelli-che-il-demo.

Io ballo, perché non mi frega un cazzo se lui è mio figlio e si vergogna. Ballo, perché sono anni che non ballo a un concerto e lui lo sa. Lui a un certo punto mi dice: i tizi dietro di te ti stanno guardando come se fossi pazza. Ma poi lascia perdere, perché io continuo a ballare.

 
Parte Parents Livingroom e io non la riconosco. “è perché è un sacco più chitarrosa e meno melodica rispetto al disco” mi spiega lui, il Piccolo Pichfork.

Mi sembra anche un po’ deluso dalla troppa chitarrosità. E da me, che non riconosco una canzone una. Cantiamo insieme Parents Livingroom, io gli chiedo per la quindicesima volta: hai caldo togliti la felpa, lui sbuffa e sembra dire lo saprò io se ho caldo, sono in grado di togliermi una cazzo di felpa quando cazzo pare a me, quindi ricomincio a ballare, goffa come solo una madre.

 
Poi arriva l’unico momento davvero luccicoso madre-figlio, di quelli che mi porterò dietro tutta la vita, sette anni dopo, e sette ancora , e altri sette. Arriva con le prime note di Impossible (ma la Sua Canzone preferita era Hard Rain e ovviamente col cazzo che gliel’hanno suonata. O forse sì e io non l’ho riconosciuta.).

Stavolta Impossible la riconosco io. E la riconosce lui. Dietro di noi ci sono le montagne, di quella volta a S.Vito che la sentivamo insieme, una recchia io e una lui, e intanto camminavamo piano, su per le Tre Cime, coi nostri scarponi, lui di pochi anni più piccolo, ma di millenni meno sgrunfante e ancora bambino. Un bambino che pareva uno stambecco, di fianco a me, su per i sentieri, e tutto quello che diceva sua madre era puro, e credeva ancora, dio se ci credeva, alla musica che io gli dicevo di ascoltare. Altroché Guetta.

 
Mi guarda, sulle prime tre note di pianola suonata dalla bionda.

Lo guardo, alle altre tre note di pianola.

Rimaniamo così, in questo sguardo un po’ consueto, un po’ nuovo che ci coglie nel bel mezzo di un concerto in mezzo al nulla ravennate. La canzone è meravigliosa, e lui mi sorride. Per la prima volta in tutta sera.

 
Dopo poi sono saluti con “i tuoi amici sudati”, fuga verso la macchina tra i polli, è tardi, cristo, e domani c’hai la verifica di scienze alla prima ora e non posso farti neanche entrare in ritardo.

 
“E così sarebbe il mio quinto…”

“Sesto, se contiamo gli yuppie flu acustici.”

“Ah già”

“ …”

“Conoscere gente sudata”

“Come dici?”

“No, niente”

“…”

“Ma secondo te come mi devo comportare con i miei compagni? Cioè, tutti sti concerti che ho visto, non è propriamente musica-che-si-ascolta”

“No, infatti. È musica che si mastica, come l’insalata di Cracco.”

“Magari Cremonini.”

“Magari Cremonini, sì”

“Ma da Cremonini ero il più giovane. Eravate tutte babbione infoiate.”

“Si chiamano ‘Cougar’, tesoro. Ricordati: cou-gar.”

 
“Comunque era bello.”

“Io mi sono innamorata del cantante”

“Tsé. Femmine…”

“Guarda che se da grande fai il cantante-di-gruppo-rock rimorchi un sacco”

“Chissene. Io voglio fare il camionista” dice guardando fuori dal finestrino dell’auto. C’è un tir che ci passa vicino vicino. E poi si addormenta così, in un attimo, nel suo cappuccio della felpa tirato su, perché stavolta ha freddo. E io, che sono sua madre, lo guardo far tutto da solo, farsi la tana calda con la felpa, tirar su col naso e addormentarsi così, come una cosa lieve, nel sedile passeggero, e non posso, mi rendo conto che stavolta non posso, scaldarlo in nessun modo.

 
[Due giorni dopo, sulla sua pagina facebook, c’è questa foto, la sua unica foto scattata, con la didascalia: “Concerto degli Shout Out Louds! Anche se non li conoscerà quasi nessuno…”]

 
 

mercoledì, 09/10/2013

Impronte digitali umaniste

di

Tornano le Impronte Digitali con Giovanna Cosenza. Stavolta la nostra prof. di Semiotica preferita è venuta a trovarci su radiocitta’fujiko per parlare di ricerca del lavoro per laureati in scienze umane.

 

 

Classici stereotipi vedono Lettere, Filosofia & CO. svantaggiate rispetto alle più scientifiche Ingegneria e Informatica, lauree più spendibili e retribuite sul mercato del lavoro. Dati alla mano, la prof. Cosenza spiega che le cose non stanno esattamente così e racconta storie e consigli utili contro il terribile 40% di disoccupazione giovanile.

 

 

MP3 IMPRONTE DIGILATI  – Ricerca di lavoro per laureati umanisti

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martedì, 01/10/2013

Impronte digitali litigiose

di

litigioCi siamo. Riparte una nuova stagione di Impronte Digitali, sempre su radiocitta’fujiko. La novità è che stavolta non saremo soli. Con noi in studio ogni settimana giostreranno illustri conduttori: Giovanna Cosenza, Francesca, Biljana Prijic. Come di consueto il pretesto del web e delle nuove tecnologie ci servirà per parlare di qualsiasi cosa ci vada a genio.

 

Si comincia con Matteo Bortolini, prof. di Sociologia a Padova e già opinionista corsaro di RCF, e “come si litiga online” tra social, commenti, netiquette, flame war e troll. Matteo alternerà alcuni casi di baruffe e figuracce con personaggi noti che tutti conosciamo e abbiamo insultato, a storie personali di polemiche via web di un mite professore di provincia. E ovviamente risponderà alla cruciale domanda: la rete aiuta a litigare o i litigi aiutano a fare rete?

 

Quasi dimenticavo la cosa più importante: siamo in onda tutti i martedì, dalle 19 alle 20, o qui domani in podcast.
MP3 IMPRONTE DIGITALI – 01/10/2013

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domenica, 08/09/2013

Ma che bello scherzone che puoi fare con una TV HD e una pioggia di meteoriti

[uno spot che è una candid camera, bel lavoro della filiale cilena della LG]

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martedì, 27/08/2013

The price is right, bitch

[un giovane Aaron Paul (ovvero Jesse di Breaking Bad) che partecipa da concorrente della versione americana di Ok il prezzo è giusto? Mi sa che è in giro da un po’ ma mi era sfuggito. Del resto dopo Renzi alla Ruota della fortuna non è che ci sia da stupirsi]

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martedì, 06/08/2013

The O.C. e la gentrificazione dell’indie-rock (e di questo blog)

Fino a qualche anno fa avrei segnalato lo spendidio post di Chris DeVille su Stereogum Deconstructing: The O.C. And Indie Rock Gentrification pochi minuti dopo la sua pubblicazione, e l’avrei probabilmente integrato con le mie riflessioni sul non-genere musicale a cui abbiamo dedicato parte della nostra gioventù. Ora invece, incastrato tra gli impegni di lavoro della mia società e quelli della vita personale, distratto dalla pianificazione di una vacanza in un posto esotico e senza neanche fare più finta di aver voglia di ascoltare dischi nuovi, lo linko con una buona giornata di ritardo e mi limito a un pigro copiaincolla. Come dice il finale, «For better or worse, indie rock has settled down into a comfortable life of luxury, nostalgia and privilege. Seth Cohen is all grown up, and he looks a lot like his parents.», che è in parte vero e in parte no. Ma non ho neanche più voglia di spiegarvi perchè in parte no, quindi facciamo che sì.

 

Ten years ago today, five words forever changed the nebulous concept known as indie rock: “Welcome to the O.C., bitch.” That dialogue was in the pilot of Fox’s teen soap opera The O.C., but you already knew that. The fact that it’s virtually impossible to imagine a reader of this website who isn’t aware of the show underlines the notion that it played a huge part in the genre’s trajectory this past decade — and in tastemakers’ retreat from it.

 

Let’s not belabor the whole “What does indie rock even mean?” thing. Yeah, “indie” is short for independent, and somewhere along the line it shifted from a description of a business model to a description of a musical style, at which point it was distended, like “grunge” and “alternative” and “new wave” and “punk” and “metal” and “rock” before it, beyond coherence. The O.C. played a pivotal role in that process. Still, even at this late date, you know indie rock when you hear it, whether in classicist forms like Parquet Courts and Cloud Nothings or modernized festival tentpoles like TV On The Radio and Spoon and Yeah Yeah Yeahs. It’s intangible but unmistakable — a designation you’d assign to Liz Phair’s shambolic underground smash Exile In Guyville but never her radio-baiting Liz Phair.

 

Back in June, I argued that a move like Phair’s much-maligned pop crossover attempt in 2003 never would have provoked so much outrage in 2013. The thesis was basically that “poptimism” — the unapologetic embrace of pop music once deemed distasteful by critical elites — had been internalized to the point that your average straw-hipster is more likely to fawn over Justin Timberlake or Beyonce than the Walkmen or the National, and that becoming a superstar, even “selling out” to become a superstar, is now applauded rather than shunned. It ended like so: “In 2013, poptimism is the air we breathe. Why that happened is a complicated argument for another essay.” If there was ever an occasion for that essay, it’s the tenth anniversary of The O.C., a major player in the gentrification that helped drive away the kind of people who think of themselves as cutting-edge. [#]

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